lunedì, 12 gennaio 2009

in attesa

lo so, il blog è un po' abbandonato e me ne scuso, ma ho preso in mano l'università sul serio stavolta! ed ho davvero poco tempo per qualsiasi altra cosa! Scrivere qui per esempio.
Ho la mente piena di progetti, dettagli tecnici e quant'altro. Per ora proprio non riesco a mettere su qualcosa che sia svincolato da ciò che studio, ma in compenso seguo con piacere i post altrui, così nei ritagli di tempo, leggiucchio qua e la! non dimenticatemi, anche se non commento e non posto, esisto, sono qui dietro.
Un saluto a tutti, a prestissimo spero!
Giorgio
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mercoledì, 17 dicembre 2008

Frullato emotivo

Le emozioni sono gran brutte bestie. Alcune anche se non troppo forti, sono pronte a divorarti senza che tu te ne accorga. Tenerle a bada non è facile, anzi.
Ci sono emozioni che non hanno nome, nascono da profonde incertezze, da dubbi, o da conferme, sfiorano picchi che solo l'odio e l'amore sono solito affrontare, e nonostante tutto, sono sottili e nascoste come il più infido senso di colpa.
Di queste emozioni non si parla mai, nessuno si è preso la briga di dargli un nome, di classificarle, così, chi si trova a provare l'amarezza della loro morsa, non sa bene cosa stia succedendo.
Non ho la presunzione di conoscermi così a fondo da poter comprenderne la natura e le motivazioni, ma per mia natura sono portato ad interrogarmi.
Mutano i tempi, le stagioni, le società. Muta l'animo umano, immortale ed imperituro.
Estrema conseguenza è che mutino anche le emozioni. Che si sfaccettino, creino sfumature abissali, derivate dal cambio stesso di percezione, dall'uso della tecnologia e simili.
Come si fa a comprenderne la natura, a combatterle, quando tutto ciò che si sa di esse, è il male che ci provocano, l'insoddisfazione, la delusione, l'amarezza...
Quando non hanno un nome con cui poterle affrontare, come possiamo essere sicuri di ciò che ci comunicano, della loro motivazione d'essere.
Ogni emozione nasce in risposta ad una nostra esigenza, come una spia luminosa che ci indica il come il dove ed il perchè di ciò che ci accade. Odio, amore, delusione, invidia.
Campanelli di allarme di note condizione.
Ma quelle emozioni di cui non conoscismao la natura, servono soltanto a destabilizzarci, a confonderci, a renderci plausibilmente ciechi.

Sono l'unico a provare cose che non sa spiegarsi. Emozioni che pare abbiano un senso, ma che non si manifestano come emozioni note?
Conoscere noi stessi è l'antidoto al male del mondo. Scavando dentro noi stessi ricreiamo il mondo che ci sta intorno.
Negli angoli bui, nei recessi più remoti della nostra anima, nascondiamo i segreti di ciò che ci danneggia, di ciò che ci fa male, di ciò che ci spaventa.
Demoni in catene  che dall'alba della nostra creazione, attendono impazienti l'ora del loro risveglio.
Pronti a consumarci dall'interno, o forse, più facilmente, a redimere le nostre anime.
postato da: Thaliondur alle ore 12:08 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: i mille pensieri
martedì, 16 dicembre 2008

La saggezza





"Se la saggezza di un uomo potesse essere calcolata,
avrebbe come valore la somma delle cicatrici, fisiche e spirituali, di quell'uomo."

Giorgio

dire quell'uomo è saggio vuol dire davvero tanto...
postato da: Thaliondur alle ore 20:09 | link | commenti | commenti
categorie: brevi, i mille pensieri, scritti di getto
giovedì, 27 novembre 2008

Delusione profonda

Si ci prova gusto a non capire gli altri?
E' diventato uno sport nazionale? Oppure la verità è che la gente è davvero così concentrata su se stessa, da non voler muovere nemmeno un passo verso gli altri?

Non lo capisco proprio...
e la cosa che mi disgusta è che spesso vengo non soltanto frainteso, ma assolutamente non capito.
Mi sembra di essere gengè nel romanzo del Pirandello. Mi sveglio una mattina come un altra, e come ogni giorno mi preparo ad apparecchiare. Ogni gesto è uguale al rpecedente, così da 26 anni. Eppure stavolta, mi cade un bicchere... Non è successo niente, epnso tra me, ma ecco la cosa nuova:
mio padre si volta, più deluso che arrabbiato, e inizia un bel discorso su quanto sono eccessivamente "veloce" in senso negativo. Dice che faccio ogni cosa di fretta, che corro sempre, che mi sovraccarico di pesi quando facciamo la spesa, che non aspetto mai le cose, ed un infinità di robba simile.
di punto in bianco si ferma, mi guarda e mi dice: se dovessi definirti con una sola parola direi che sei frettoloso in tutto.

Per un secondo resto lì, fisso i cocci di quel bicchiere infranto sparsi epr quel pavimento familiare, e li vedo tutti... Come davanti alla compresnione di qualcosa di nuovo e spaventoso. Sono un estraneo in casa mia.
in silenzio, mentre mio padre continua a inveire sulla mia velocità e sui distastri da questa provocati. Inizio meccanicamente  a raccogliere ogni cosa, finsico di sparecchiare ed eccomi qui, dietro questi tasti...

Non so che dire. Che la gente non si sforzasse nel tentativo di comprendermi, lo sapevo già, ma che fossi addirittura un estraneo in casa mia non lo sapevo proprio.
Certe cose ti toccano la dove non sapevi di essere vulnerabile.

Mi chiedo davvero cosa molte delle persone che hanno condiviso con me la loro vita, pensa di me. Non in bene o in male, ma soltanto nelle cose di tutti i giorni. Come sono per loro?

Ho passato tutta la mia vita a conoscermi. Ad analizzarmi, cmprendendo parti di me così a fondo da non poterle immaginare ne condividere. Credo in me grazie a tutto ciò che ho appreso dalle mie emozioni, dalle mie esperienze, a dalle mie profonde diversità con le altre persone.
ed ora sono qui a chiedermi quanto di tutto ciò che sono sia visibile alle persone che vivono con me. Ai giudici di tutte le mie gare.
Che io e mio padre viaggiassimo su strade diverse lo sapevo. anche se spesso ho forzato me stesso per andargli incontro.
Ma apprendere che probabilmente non saprà mai quanto valgo, fissato com'è a registrare ogni cosa che in me non va, mi provoca una sensazione molto simile al dolore... Penso di essere parecchio deluso.
Sono solo, probabilemnte per scelta, ma adesso so anche che nella partita che mi appresto a giocare nei prossimi anni, probabilmente non lo avrò sugli spalti a tifare, non come vorrei almeno.

Mi sa che la giornata di oggi si è appena rovinata... triste...
postato da: Thaliondur alle ore 13:12 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: pensieri, sfogo, emozioni, pezzi della mia storia, scritti di getto
lunedì, 24 novembre 2008

Dopo tanto tempo.

Quando abbiamo deciso il percorso che avremmo seguito nella nostra vita, molti di noi erano davvero piccoli, e per quanto potessero avere innata la capacità di discernere, probabilmente non avevano alcuna idea di dove sarebbero potuti arrivare. In questi giorni grazie ad un altro degli infiniti portali che esistono in rete, ho iniziato una sorta di cernita delle persone che ho incrociato durante il mio cammino.
Vecchi amici, compagni di classe, persino aprenti lontani persi nele nebbie della lontananza.
In pochi giorni ho rintracciato parechci di loro. Persone che mi hanno visto in atteggiamenti con i quali io stesso faccio fatica a confrontarmi. Testimoni di una persona sulla quale pochi avrebbero puntato. Sembrano tutt'ora ricordarmi le infinite cazzate che sono stato in grado di fare. Eppure non psso fare a meno di cercarli.
Ogni volta che annetto come amico uno di loro la domanda che mi balena nella mente è:-si ricorderanno di me? in che modo, come il classico coglione del liceo?- e quando mi appresto a contattarli, avverto quella sensazione simile ai primi stadi della paura, che penso si chiami "imbarazzo". Non so mai come comportarmi. tanto più con parecchi di loro, non è chiaro come ci siamo eprsi di vista.
Eppure in fondo alcuore sento di essere contento di "rivedere" ognuno di loro. cercando di metter ein pace quel disgustoso mostro che si agita in me e che vorrebbe che il giorgio di quegli anni non sia stato come lo ricordano tutti, eprsino se stesso.
Non posso che riderci sopra. Ero convinto allora, e lo sono adesso, di ogni mia singola mossa, idea, parola. Cazzate nel 1997, cazzate nel 2008... forse non me ne rendo conto oggi, come non me ne rendevo conto allora. Sarà la pazzia a distinguermi, o l'insana capacità di non comprendere davvero da quale parte stia cercando di andare?
dubbi...perplessità...confusione.

Il senso di familiarità che le loro foto mi trasmettono, che i loro occhi mi comunicano. ho vissuto anni con loro, dietro i banchi di scuola, o in giro per la mia città. anni in cui mi andavo formndo, con errori, con sbagli, con sofferenza e dolore.  Meravigliosi anni in cui ogni cosa era nuova, ogni cosa stupenda, e per quanto lo schifo ci circondasse, era un nemico palpabile che potevamo affrontare e vincere. C'è qualcosa quando si è ragazzi che ti da il potere di essere al di sopra del mondo.
Ricordi meravigliosi. Tristi. Sublimi.
Non vorrei perderli mai, ecco perchè li cerco. Ne hanno altri, che nella mia mente non hanno più trovato posto.

Fa bene guardarsi indietro ogni tanto, per vedere cosa ci siamo lasciati alle spalle, per vedere cosa eravamo quando tutto è iniziato.

Sorrido... almeno non ho una scia di cadaveri alle spalle, o di donne infuriate che mi rincorrono...
poteva andare peggio.
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sabato, 25 ottobre 2008

Pensieri sconnessi con volontà d'essere:ore 1:06 del mattino...sonno

Torno adesso dal cinema, ho visto Wall-E, che ovviamente consiglio a tutti, perchè è semplicemente un capolavoro.
L'ho visto insieme alla mia anima gemella, si, ho la fortuna di averla incontrata ormai due anni e qualche mese fa. Non so cosa hanno certi film, certi registi, certi geni. Un qualcosa che ti trasmettono a priori di ciò che evdi, delle semplici immagini che scorrono su uno schermo. Sono pure emozioni. E sono queste emozioni che innescano in me riflessioni.
Dopo aver lasciato Chiara a casa, percorrendo la strada che mi separava da casa mia, mi frullava in testa un pensiero: L'amore.
Stupidi romantici che avete inquinato il vero senso dell'amore, che ci avete farcito di belle storielle sul dura in eterno, sul fuoco che vi arde dentro e tutte le belle moine che almeno una volta abbiamo sentito tutti, si dico a voi, che avete sporcato con bei fronzoli un sentimento che è molto di più, e che per fortuna, al contrario del vostro, è vero.
L'amore non è un'esplosione di passione travolgente, indomabile e devestante, non semrpe almeno. L'amore è sottile come un filo di seta, resistente come un cavo d'acciaio,  e splendido e caldo come un raggio di sole. C'è, a priori di tutto, aldilà di qualsiasi cosa, stretto intorno a te, legato indissolubilemente, ma non puoi vederlo ne toccarlo. Ci saranno attimi in cui strigerà così forte da toglierti il fiato, altri in cui non lo avvertirai nemmeno, momenti bui, in cui crederai di averlo perso.
Non stupitevi se passando da un post all'altro sembro eprdere di coerenza, o anche soltanto tra un rigo e l'altro. Scrivo di getto, senza pensare, spesso senza correggere, lasciando che le dita scivolino sui tasti, trasportando ogni singolo brandello dei miei pensieri.


Sono parecchio stanco, ed il film ha toccato corde del mio essere che non ricordavo sapessero ancora suonare in questo modo^^
E' stato davvero bellissimo e lo consiglio a tutti...
Ora è tardi, e mi aspetta lo studio domattina, dormite bene, una buona notte a tutti voi.
postato da: Thaliondur alle ore 00:16 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: pensieri, emozioni, scritti di getto
mercoledì, 22 ottobre 2008

Piero Calamndrei

quello che segue è riportato dal blog di Beppe Grillo, lo posto qui, sul mio, per aggiungere visibilità al fatto setsso, e per mostrare la mia solidarietà di pensiero e di azione alla manifestazione contro la gelmini. Sono uno studente anche io, e per primo vivo in quell'università che ora si sta cercando di demolire!


Il nome di Piero Calamandrei, forse, non dirà molto agli studenti che protestano contro settantenni incartapecoriti che gli hanno rubato il presente e gli vogliono togliere la speranza di un futuro.
Il suo nome, forse, non avrà significato per i ragazzi e alle ragazze che vedono al vertice delle istituzioni, dell'economia, dell'informazione del loro Paese dei pregiudicati, dei servi, dei lacchè.
Calamandrei, forse, non dirà nulla alla nostra gioventù che vede la Costituzione tradita dal Parlamento, migliaia di caduti sul lavoro ogni anno, milioni di precari e il padre, o la madre, licenziati.
Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione e fu membro della Consulta. La stessa che oggi è merce di scambio tra lo psiconano e Topo Gigio. Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi per la Scuola della P2

L'ipotesi di Calamandrei.
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950
postato da: Thaliondur alle ore 13:43 | link | commenti (1) | commenti (1)
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venerdì, 10 ottobre 2008

Un piccolo mio pensiero

[...]Io ho costruito per difendermi una corazza fatta di principi saldi ed insormontabili che mi tengono in piedi anche quando sarei dovuto già cadere! Non posso dire di viverci bene, non è così, ma per chi lo è?
non esistono amici, non esistono amori, non esiste nulla all'infuori di ciò che noi creiamo e distruggiamo con i nostri pensieri e le notre emozioni, siamo così lontani dalla realtà da dipingere una tela aquarellata su quei fenomeni sfocati che chiamiamo altri. Siamo soli, ma in fondo lo siamo sempre stati.[...]

scritto mentre comentavo questo post di OmaliO:
svelandome.splinder.com/post/18654826

Grazie OmaliaO ovunque tu sia adesso, e qualsiasi cosa tu stia facendo... mi hai dato modo di sentirmi, per una volta, in un brevissimo istante, simile  a qualcun altro. Nei miei ventisei anni non mi era ancora successo.
Grazie
postato da: Thaliondur alle ore 14:36 | link | commenti (4) | commenti (4)
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venerdì, 10 ottobre 2008

Solo

Si dice che nella cattiva sorte si sia sempre soli, ma che almeno in quella buona, gli amici spuntino...
si dice...
Non mi sembra così.
Mi ritrovo sempre più spesso a pensare di essere solo.
Non mi disturba la solitudine in se, mi paice, mi ci crogiolo. Ma nelle cose in cui per forza devo essere in compagnia, il ritrovarmi solo mi turba, mi manda in frantumi. Perdo la direzione che seguo...
Nella coppia, in casa, all'università.
E non quando ci sono momenti bui, ma proprio sotto il sole. Sotto il sole più caldo e luminoso che possa eserci.
Quando ti viene detto: lei merita, lei è una persona di cuore che può fare grandi cose- Vale davvero la pena di impegnarsi con lei, non delude mai.
E tu ti volti come al diploma (americano) come di fronte ad una platea che in teoria ti accompagna, e ti rendi conto di essere l'unico che sta applaudendo.

La domanda viene spontanea: se stai facendo la maggior parte delle tue azioni, per rendere felici le persone che ti stanno accanto, perchè non stanno applaudendo quando quello che succede è proprio per loro. Per Loro... a te non cambia niente, invece per loro il loro mondo sta continuando a girare.
Anche nelle piccole cose, tutte quelle volte in cui li accontenti, fai ciò che vogliono, dall'uscita al vestito, alla cena, a tutto...

Io ho sempre preteso poco dagli altri, sono una persona che crede fermamente che nessuno, a parte me, faccia qualcosa "gratis" cioè senza volerne avere un qualche ritorno di qualsiasi tipo. Chiedo davvero di rado. Per non dire mai.
Chiedo a gran voce anche piccole, insignificanti cose. Basterebbero a farmi vedere che effettivamente non sto combattendo per nulla. Ma ogni cosa che chiedo viene ignorata, tutte, nessuna esclusa dalla più piccola: -per favore fai questa telefonata che io non posso?- alla più grande... nessuna esclusa.
Allora perchè mi affanno, perchè cerco di rimettere in sesto quello che forse semplicemente non va?
Non posso continuare questo post, non posso. Non siete solo voi amici a leggere, ci sono anche altre persone che camminano dove cammino io e che non è giusto che quello che penso lo apprendano su questo blog, anche se gli è stato appieno comunicato, perchè non capirebbero, non capiscono uno sfogo necessario, una giusta liberazione, perchè appunto, sono solo.


E' dire che almeno in un campo le cose vanno talmente bene da lasciamri scottato da tanto sole...
un piccolo ombrellone su una spiaggia deserta, un sole cocente ed il rumore delle onde. In un infinito paesaggio una sola anima.

Too many option may kill a man! Remeber!
postato da: Thaliondur alle ore 13:22 | link | commenti (4) | commenti (4)
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venerdì, 26 settembre 2008

Scelte

Eccomi qua, a solo 4 giorni dall'esame, e al posto di studiare scrivo sul blog...
Non so se darò questa materia...
L'ho studiata, come molte altre, magari non la so benissimo, ma non mi va.
Getto la spugna prima dell'incontro, e non so nemmeno perchè.
Non ho un allenatore ne un pubblico, combatto da solo, come sempre, anche nelle cose più piccole come un esame.
Le persone che mi stanno accanto vogliono soltanto sapere che tutto va bene... Non è così, ma non sono così stupido da farglelo sapere.
Tutto diventa più stretto: la mia camera, l'università, i miei sogni.
Si rimpiccioliscono, e vorrei poter dire che sono io ad allargarmi, ma penso proprio che siano loro invece a stringermi addosso, a trasformarsi in spesse sbarre che mi cingono.
Le scelte nella vita si possono fare soltanto una volta, non si può tornare indietro, non dopo 6 anni.
Così si resta convinti, quasi come un rimpianto, che se potesse tornare indietro oggi non vi trovereste qui.
Avreste messo tutto in ordine, ed oggi stareste bene.
Non sono tra quelli che la pensa così, per fortuna. So eprfettamente che quando si rpedne una scelta che condiziona il resto della propria vita la si rpende riflettendoci. Pensando a tutto quello che in quell'istante ha una sola possibilità di realizzarsi, ed alla luce di quello che riteniamo importante per noi, per il presente e per il futuro, poniamo una firma sulla strada del nosro avvenire.
Non ho mai preso una scelta alla leggera. Nemmeno quella di comprare o no, un fumetto in edicola. Ho sempre avuto così pochi soldi in tasca da dover decidere con saggezza il come spenderli. Una decisione che influenza il resto della mia vita la prendo sempre con un periodo di 5-10 giorni per pensare.
Ho scelto ingegneria perchè mi dava la possibilità di trovare (forse) un posto di lavoro ben retribuito sapendo eprfettamente che scrivere non mi avrebbe messo il cibo in tavola.
Sono barvo, ho pensato. La matematica è un giochino, non riuscirà certo a fermarmi...
Non è stata la matematica a bloccarmi, ne la fisica, ne scienze delle costruzioni, o idraulica. Mi ha bloccato l'idea che semplicemtne non sono  e non voglio essere un ingegnere, nulla contro di loro, anzi massimo rispetto, ma nel mio animo non c'è uno gnomo con la chiave inglese pronto ad aggiusare il mondo con le sue invenzioni. Nel mio animo c'è un essere inquieto che cerca un modo per volare via. E giorno dopo giorno che affronto questa facoltà, cado sempre più in un abisso.
E' tardi epr tornare indietro. sono passati 5 anni da quando mi sono iscritto, ho la media del 26.7! quindici materie alla laurea. Ed anche sforzandomi non riesco ad andare avanti.
Un anno è passato dall'ultima materia data... un bel 30 e lode con i complimenti della professoressa, Storia dell'architettura medievale. Un bell'esame. Una grande professoressa.
Forse è passato più di un anno...
Le pareti si stringono ancora, la luce che viene da fuori ormai filtra a malapena...
L'essere dentro al mio stomaco si contorce come in preda al dolore, respiro, non ho altra scelta...
Con mano tremante finisco di battere sui tasti le ultime parole di questo post, poi lo invierò, ed infine tornerò a studiare...
Martedì non darò la materia...
Torno a studiare...
postato da: Thaliondur alle ore 09:50 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: pensieri, sfogo, pezzi della mia storia, scritti di getto

Chi sono

Utente: Thaliondur
Nome: Giorgio
Sono quello che c'è scritto in questo blog, con le mie paure, i miei amori, le mie passioni, i miei amici, ed una costante voglia di essere comunque Altrove...

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